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Trucco correttivo e contouring a confronto.

  • Immagine del redattore: carlabelloni
    carlabelloni
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 3 giorni fa


Nell’ambito professionale del make-up, il termine contouring viene spesso utilizzato come sinonimo improprio di trucco correttivo.

Questa sovrapposizione non è neutra: è il risultato di uno slittamento storico, teorico e culturale che ha progressivamente spostato il trucco da strumento tecnico di compensazione percettiva a atto progettuale ed espressivo.

Per comprendere questo passaggio è necessario mettere a confronto due figure cardine, spesso accostate ma raramente analizzate in modo critico: Richard Corson e Kevyn Aucoin.

Non come “pionieri equivalenti”, ma come rappresentanti di due paradigmi opposti del fare make-up.


1. Richard Corson: il trucco come compensazione della visione

Nel testo Stage Makeup, Richard Corson codifica il trucco teatrale e cinematografico come disciplina tecnica subordinata alla visione. Il suo punto di partenza non è il volto, ma il mezzo:

  • luce artificiale;

  • distanza di osservazione;

  • angolo di visione;

  • supporto (palcoscenico, pellicola, televisione).

In questo quadro, il cosiddetto trucco correttivo non interviene per modificare la fisionomia, ma per compensare le alterazioni percettive prodotte dal sistema di ripresa o di illuminazione.

Il chiaroscuro, elemento centrale anche nel lessico corsoniano, ha una funzione precisa:

  • ripristinare volumi appiattiti dalla luce;

  • neutralizzare dominanti cromatiche innaturali;

  • restituire al volto una leggibilità coerente con la percezione reale.

Il criterio di riuscita è l’invisibilità.

Un trucco è corretto quando non si vede come trucco, ma come volto leggibile.

Non esiste giudizio estetico, non esiste idealizzazione, non esiste progetto formale del volto.

Il volto non è un problema da risolvere, bensì un dato da rendere nuovamente percepibile.

Questo è il senso corsoniano del trucco correttivo: correggere la visione, non il soggetto.


2. Kevyn Aucoin: il trucco come progetto e trasformazione

Con Face Forward, Kevyn Aucoin opera un passaggio concettuale decisivo.

Il contesto non è più quello teatrale o cinematografico tecnico, ma quello:

  • editoriale;

  • fotografico;

  • moda;

  • celebrity.

Aucoin non lavora per neutralizzare una distorsione del mezzo, ma per produrre un’immagine.

Il volto diventa superficie progettuale, materia trasformabile, campo di interpretazione.

Il chiaroscuro, qui, cambia statuto:

  • non compensa un’alterazione percettiva;

  • costruisce intenzionalmente nuove strutture visive;

  • introduce ombre dove non esistono;

  • accentua, scolpisce, trasforma.

Il contouring, nel pensiero di Aucoin, non è un atto neutro ma è una scelta estetica, spesso dichiarata, riconoscibile, funzionale a un risultato iconico.

Il trucco non tende all’invisibilità, ma alla leggibilità stilistica.

È proprio in questo passaggio che il concetto di trucco correttivo viene erroniamente di fatto ricodificato: da strumento di compensazione a progetto formale del volto.


3. Dal correttivo al progetto: il nodo concettuale

La frattura tra Corson e Aucoin non è tecnica, ma concettuale.


Nel paradigma corsoniano:

  • il volto è un dato;

  • il trucco è uno strumento;

  • il mezzo è il problema;

  • l’intervento tende a sparire.


Nel paradigma aucoiniano:

  • il volto è un progetto;

  • il trucco è un linguaggio;

  • l’immagine è l’obiettivo;

  • l’intervento può e deve essere visibile.


Il contouring nasce proprio in questo spazio di trasformazione: non come tecnica correttiva in senso classico, ma come tecnica di sculpting finalizzata alla costruzione di un’immagine.

Non si tratta di due tecniche in contrapposizione: sia il trucco correttivo corsoniano sia il contouring aucoiniano si rifanno alla stessa base tecnica del chiaroscuro. Ciò che Aucoin descrive nel suo libro, parlando per la prima volta di contouring, non inventa nuovi stili; gli stili di modellazione del volto sono sempre esistiti.

Essi non si sovrappongono al trucco correttivo, ma sono sempre andati a braccetto con esso.

La vera innovazione di Aucoin risiede nella diffusione della libera interpretazione e della creatività nell’esecuzione degli stili, un’evoluzione del linguaggio estetico e applicativo che trasforma la tecnica in strumento espressivo.


4. La deriva contemporanea: dai set ai social

Con l’avvento dei social media, questo approccio progettuale subisce un’ulteriore mutazione.

Il contouring:

  • viene standardizzato;

  • semplificato in schemi replicabili;

  • sganciato dal contesto di luce, lente e distanza;

  • trasformato in linguaggio estetico di massa.

In questo processo si consuma la definitiva perdita del significato tecnico del trucco correttivo.

Il termine viene assorbito dal marketing e utilizzato per legittimare pratiche che:

  • non compensano alcuna distorsione percettiva;

  • non rispondono a condizioni di visione;

  • producono invece un’estetica codificata.

Il contouring diventa così stile, non tecnica.

Interpretazione, non funzione.


Considerazioni personali

La confusione terminologica tra trucco correttivo e contouring non è un dettaglio semantico, ma un problema formativo e culturale.

Trasformare una disciplina tecnica, nata per compensare le distorsioni della percezione, in una pratica estetica replicabile ha due effetti concreti:

  1. Svaluta la competenza tecnica professionale, rendendo invisibile il rigore richiesto per il trucco teatrale e cinematografico.

  2. Legittima una cultura visiva basata sullo stile e sull’imitazione, dove l’intervento estetico è spesso più importante della comprensione della luce, della prospettiva e della morfologia.

Recuperare la distinzione tra trucco correttivo e contouring significa riconoscere la funzione originaria del make-up come disciplina tecnica, valorizzare la formazione professionale e comprendere che il contouring, seppur potente come linguaggio stilistico, è un’evoluzione interpretativa e non una tecnica correttiva.

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