GLOSSARIO DISFUNZIONALE. "Nude": più di un colore, un principio
- carlabelloni

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La parola nude, secondo il vocabolario, significa nudo, spoglio, privo di ornamenti.
Trasportata nel make-up, questa definizione non indica un colore unico o universale, ma un effetto visivo: restituire naturalezza, continuità e armonia con l’incarnato.
Spesso banalizzato, il nude è molto di più: è un principio che guida tutte le scelte cromatiche e di applicazione del trucco.
Nel contesto professionale, la scelta cromatica non è mai casuale: è funzionale al risultato, guidata da equilibrio tecnico, percezione visiva e conoscenza del colore.
Qui non entreremo nei dettagli complessi del come e del perché, ma ci concentreremo sui principi fondamentali, utili a comprendere cosa renda davvero nude un make-up.
Nude: un principio, non un colore
Il nude non è una tonalità fissa: è un criterio di scelta cromatica che varia a seconda del colore della pelle, della tipologia di cosmetico e della zona del viso su cui viene applicato.
Il principio rimane invariato: non creare stacchi evidenti con l’incarnato.
Non si tratta di aggiungere un colore “altro”, ma di seguire i colori correnti del soggetto, ossia le tonalità già presenti e percepibili nel viso, nelle mucose, nelle zone d’ombra e di luce naturali.
Quando questa coerenza viene meno, il risultato smette di essere nude.
La tonalità predominante dell’incarnato: il fondamento del nude
Ogni incarnato, indipendentemente dal sottotono, ha una tonalità predominante.
Come approfondito in un articolo dedicato al colore della pelle, questa tonalità non è arbitraria: l’incarnato umano si struttura lungo l’intera fascia cromatica dell’arancione, dal pesca chiarissimo al marrone scuro.
Questa gamma rappresenta l’asse cromatico su cui si fonda la percezione visiva della pelle, accogliendo luci, ombre, profondità e trasparenze.
I sottotoni caldi, freddi o neutri, modulano questa base, ma non la sostituiscono.
Il nude si definisce solo quando le nuance scelte si collocano all’interno di questa gamma e sono prossime alla tonalità reale dell’incarnato.
Eccezione controllata: incarnati freddi
In rari casi, quando il tono dell’incarnato è prevalentemente freddo, il nude può essere interpretato attraverso le tonalità fredde della gamma dei rosati.
Su questi incarnati, usare nuance calde comporterebbe il rischio di ingrigire e spegnere tutto il viso, compromettendo la sua naturale armonia.
In questi casi, la scelta deve seguire il valore di chiaro, medio o scuro dell’incarnato:
rosa tenue o beige freddi per incarnati chiari,
rosati più scuri, tipo rosa antico o malva per incarnati medi,
fino a aubergine o bordò per incarnati scuri.
È fondamentale sottolineare un principio chiave: per un make-up armonizzante, tutte le tonalità applicate devono appartenere alla stessa gamma cromatica, tutto caldo o tutto freddo.
Non si deve mai mescolare gamme calde e fredde, perché il risultato visivo è altamente disarmonizzante e compromette la percezione di naturalezza e continuità.
Ombretti e fard
Sugli occhi e sulle guance, il nude segue il principio del non contrasto con i toni naturali della pelle.
La costruzione del volume si ottiene con più gradazioni di colore, dal più scuro al più chiaro, tutte interne alla stessa gamma cromatica.
La tonalità più scura serve a intensificare l’incarnato, senza alterarlo.
Questa gradualità crea tridimensionalità o volumi senza interruzioni percettive, mantenendo il volto armonico e leggibile.
Rossetti e matite labbra
Sulle labbra, il nude richiede più attenzione: non basta evitare il contrasto con la pelle, ma bisogna considerare anche il colore naturale delle mucose e la loro relazione con il resto del viso.
Un rossetto nude deve sembrare una prosecuzione naturale delle labbra, mentre la matita labbra sostiene la nuance senza introdurre bordi marcati.
Una scelta sbagliata può spegnere il volto, appiattire le volumetrie o compromettere l’armonia complessiva.
Considerazioni personali
Nel make-up, le parole non sono semplici etichette: definiscono uno stile di scelta e di applicazione. Quando un art director chiede un nude look in un backstage, sta trasmettendo un vero e proprio codice operativo: ogni truccatore deve comprendere quali prodotti usare, come sfumarli e quale risultato finale ottenere.
Chiamare un trucco nude implica che l’intero make-up rispetti la continuità cromatica con i colori correnti del soggetto, senza stacchi evidenti o elementi estranei all’incarnato.
Applicare un rossetto contrastante, come un rosso su un incarnato chiaro, non rientra nel nude puro e richiede una definizione più precisa, ad esempio make-up nude con labbra contrastanti.
Questo principio evidenzia un punto cruciale: nel linguaggio professionale, le definizioni sono strumenti operativi, non convenzioni astratte, usarle correttamente garantisce chiarezza, coerenza e controllo del risultato, evitando fraintendimenti o approssimazioni.
Il vero nude nasce quando ogni scelta cromatica, dalle labbra agli occhi, dal fard alla base, rispetta la tonalità predominante dell’incarnato, le gradazioni naturali di luce e ombra e i colori correnti del soggetto.
Un truccatore non è un venditore di cosmetici che, pur di vendere, alla richiesta di un rossetto nude o di qualsiasi prodotto definito nude, estrae a caso tonalità che vanno dal beige al malva, con decine di varianti cromatiche, senza considerare il soggetto di fronte.
Un vero truccatore professionista, invece, quando usa la parola nude, lo fa con criterio preciso e mirato, calibrando ogni scelta cromatica sul colore dell’incarnato, sul sottotono e sulla percezione visiva del soggetto, per ottenere un risultato armonico e coerente.
Tutto il resto è semplificazione concettuale.


