GLOSSARIO DISFUNZIONALE Trucco Correttivo: quando una parola tecnica viene svuotata del suo significato.
- carlabelloni

- 6 giorni fa
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Nel linguaggio contemporaneo del make-up, soprattutto nella comunicazione digitale, nei corsi non strutturati e nei contenuti divulgativi semplificati, l’espressione trucco correttivo viene spesso utilizzata in modo improprio.
Oggi “correttivo” viene associato a:
l’idea che un volto debba essere “aggiustato”;
un presunto difetto da nascondere;
una valutazione estetica implicita della persona.
Il risultato è una deriva semantica: una parola nata per descrivere un’esigenza ottica e tecnica viene caricata di significati morali, normativi o svalutanti che non le appartengono.
Cosa si intende veramente per trucco correttivo
Dal punto di vista professionale, il trucco correttivo non nasce per giudicare il volto, ma per rispondere a condizioni di visione non naturali.
Il termine indica un insieme di tecniche finalizzate a:
compensare alterazioni visive prodotte da luci artificiali;
riequilibrare volumi e cromie alterati da lenti, distanza e supporti di ripresa;
restituire al volto una leggibilità coerente con la percezione reale.
In altre parole: non corregge il volto, ma l’effetto della visione mediata.
Perché nasce il termine “correttivo”
Il termine trucco correttivo nasce in ambito teatrale e cinematografico, molto prima dell’era dei social e del beauty marketing.
Contesto storico
Nei contesti:
teatrali,
cinematografici,
televisivi,
Il volto umano non viene osservato in condizioni naturali, ma attraverso:
luci ad alta intensità;
filtri;
lenti ottiche;
pellicole prima, sensori digitali poi.
Questi elementi:
appiattiscono i volumi;
enfatizzano discromie;
alterano la percezione delle proporzioni.
Il trucco correttivo nasce quindi come risposta tecnica a un problema tecnico.
La definizione nei testi dei maestri e nei manuali professionali
Richard Corson – Stage Makeup
Uno dei testi fondamentali del trucco teatrale e cinematografico.
Corson definisce il corrective makeup come:
uno strumento per modificare otticamente luci, ombre e volumi del volto affinché l’attore appaia coerente con il personaggio e con le condizioni di illuminazione scenica.
Fonte: Richard Corson, Stage Makeup, Appleton-Century-Crofts
(Testo storico adottato in scuole teatrali e cinematografiche)
Kryolan – Professional Make-up Manual
Manuale tecnico utilizzato nella formazione professionale internazionale.
Il trucco correttivo è distinto chiaramente da:
beauty make-up;
camouflage;
character make-up.
Viene definito come:
tecnica di riequilibrio cromatico e volumetrico del volto in funzione di luci, ripresa e resa finale.
Fonte: Kryolan, The Make-up Manual, Kryolan Professional
Gretchen Davis & Mindy Hall – The Makeup Artist Handbook
Testo di riferimento per cinema, televisione, fotografia e teatro.
Pur non insistendo sul termine in senso didattico italiano, il manuale descrive:
la preparazione correttiva della pelle;
la neutralizzazione delle discromie;
l’adattamento del volto alla camera.
Il concetto di “correzione” è esplicitamente legato alla ripresa audiovisiva, non alla persona.
Fonte: Gretchen Davis, Mindy Hall, The Makeup Artist Handbook, Routledge
Joe Blasco – The Professional Make-Up Artist
Testo di riferimento per il make-up professionale in ambito cinematografico, televisivo, fotografico e teatrale, utilizzato nella formazione di make-up artist destinati al lavoro sui set audiovisivi.
Nel manuale, Joe Blasco affronta il concetto di corrective makeup come parte integrante della preparazione tecnica del volto per la ripresa, mettendo in relazione diretta:
struttura del viso,
resa sotto le luci artificiali,
risposta dell’incarnato all’ottica e ai diversi media.
Il trucco correttivo viene trattato come strumento funzionale alla costruzione dell’immagine in camera, necessario per:
compensare appiattimenti e alterazioni causate dall’illuminazione;
riequilibrare volumi e cromie prima della caratterizzazione;
garantire coerenza visiva del volto rispetto al personaggio, al contesto narrativo e al mezzo di ripresa.
Nel metodo Blasco, la correzione non è mai fine a sé stessa, ma precondizione tecnica sia del beauty make-up sia del make-up caratterizzante, confermando che il correttivo opera sul mezzo visivo e non sulla persona.
Fonte: Joe Blasco, The Professional Make-Up Artist – Instructional Volume I: Motion Pictures, Television, Print and Theatre
(Manuale professionale adottato nella formazione per cinema, TV e fotografia)
Manualistica di produzione televisiva
Nei testi di produzione televisiva, il corrective makeup è definito come competenza professionale necessaria per rendere il volto:
leggibile;
uniforme;
coerente con lo standard visivo del mezzo.
Fonte: Herbert Zettl, Television Production Handbook, Wadsworth
(Testo universitario di produzione televisiva)
Trucco correttivo, camouflage e beauty
Un punto spesso ignorato.
Trucco correttivo è riequilibrio ottico e cromatico per condizioni di visione alterate.
Camouflage è copertura specifica di inestetismi marcati (ambito dermocosmetico).
Beauty make-up è interpretazione estetica, stilistica, armonizzante o personale.
Confondere queste categorie significa perdere il senso tecnico della disciplina.
Perché oggi il termine è diventato “disfunzionale”
Il termine trucco correttivo diventa problematico non per ciò che è, ma per come viene usato fuori contesto.
Quando viene:
staccato dal suo ambito audiovisivo;
semplificato per la vendita;
utilizzato senza spiegazione storica;
perde la sua funzione tecnica e diventa una narrazione implicita sul volto.
Non è il termine ad essere sbagliato è l’uso non consapevole del termine a renderlo disfunzionale.
Il trucco correttivo non nasce per correggere persone, volti o identità.
Nasce per correggere una distorsione visiva.
Recuperarne il significato originario significa:
restituire dignità tecnica al linguaggio del make-up;
distinguere formazione da semplificazione;
separare la competenza professionale dalla narrazione commerciale.
Un glossario non serve a cambiare le parole.
Serve a rimetterle al loro posto.
Considerazioni personali
Alla luce delle fonti storiche e professionali analizzate, emerge con chiarezza un punto spesso rimosso dal dibattito contemporaneo: il termine correttivo non nasce in relazione al volto, ma in relazione alla luce e all’ottica.
Il trucco correttivo è, nella sua origine tecnica, un’azione di compensazione.
Serve a restituire ciò che le forti fonti luminose, le lenti, la distanza di ripresa e i supporti audiovisivi sottraggono o alterano.
Corregge una distorsione del mezzo, non una presunta mancanza della persona.
In questo senso, il verbo correggere non ha mai avuto una funzione morale o valutativa, ma esclusivamente ottica e funzionale.
Dal punto di vista professionale, il trucco correttivo non nasce per giudicare il volto, ma per rispondere a condizioni di visione non naturali proprie dei contesti teatrali, cinematografici e televisivi.
Il termine indica un insieme di tecniche finalizzate a:
compensare le alterazioni visive prodotte da luci artificiali intense;
riequilibrare volumi e cromie modificati da lenti, distanza di ripresa e supporti ottici;
restituire al volto una leggibilità coerente con la percezione desiderata in scena o in camera.
E' fondamentale chiarire un punto spesso ignorato: il trucco correttivo non è esclusivamente armonizzante, ma anche caratterizzante o estetizzante.
Nei contesti audiovisivi, correggere non significa necessariamente “normalizzare”, significa intervenire consapevolmente sull’immagine del volto affinché:
risulti coerente con un personaggio;
risponda a una narrazione;
mantenga una specifica identità visiva sotto condizioni ottiche alteranti.
Per questo motivo, nella manualistica professionale, il trucco correttivo è spesso il passaggio preliminare o strutturale sia del beauty make-up sia del character make-up.
Questa base tecnica consente:
di armonizzare quando necessario;
ma anche di enfatizzare, indurire, invecchiare, definire o trasformare, senza che la luce o l’ottica tradiscano l’intenzione visiva.
In altre parole: il trucco correttivo non corregge il volto, ma corregge l’effetto del mezzo e lo fa tanto per rendere un volto “neutro” quanto per renderlo leggibile nella sua caratterizzazione.
Il problema nasce quando questo termine, carico di storia tecnica e precisione disciplinare, viene:
estrapolato dal suo contesto audiovisivo;
semplificato;
utilizzato come leva comunicativa e commerciale.
Nel linguaggio degli influencer e di parte della formazione non strutturata, trucco correttivo diventa una parola-contenitore, spesso svuotata di significato e riempita di implicazioni ambigue.
Non per errore, ma per strategia.
L’uso di termini tecnici inappropriati risponde a una logica precisa: appropriarsi dell’autorevolezza della tecnica senza possederne la competenza.
Qui si supera una linea di confine che non è solo terminologica, ma etica e professionale.
Usare parole nate in ambiti specialistici per fini di marketing, senza conoscerne:
l’origine,
la funzione,
il contesto,
non è divulgazione è sfruttamento linguistico.
Questa pratica è resa possibile da un terreno fertile: ignoranza, approssimazione e assenza di una vera cultura formativa.
Attribuire la responsabilità esclusivamente agli influencer sarebbe riduttivo.
Il problema riguarda un sistema più ampio:
accademie che semplificano invece di formare;
professionisti che rinunciano allo studio continuo;
appassionati che si autolegittimano senza basi teoriche.
Tutti sullo stesso treno, dove la velocità della visibilità ha sostituito la profondità della competenza.
Il linguaggio non è neutro.
Nel make-up, come in ogni disciplina, le parole costruiscono immaginari, modelli e percezioni.
Recuperare il significato autentico di termini come trucco correttivo non è una battaglia semantica sterile, ma un atto di responsabilità culturale.
Serve a distinguere:
tecnica da narrazione,
formazione da marketing,
competenza da esposizione.
Solo così il glossario smette di essere disfunzionale e torna a essere uno strumento di conoscenza.


