Truccare prima gli occhi o il viso? Riflessioni tecniche su una scelta consapevole.
- carlabelloni

- 30 lug 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Nel mondo del make-up professionale, molte metodologie operative si tramandano come dogmi, ma è bene ricordare che l’artigianalità del trucco non conosce rigide leggi universali.
Ogni truccatore, infatti, sviluppa nel tempo un proprio approccio tecnico, costruito su sensibilità, esperienza e contesto di lavoro. Non esiste un protocollo invalicabile, piuttosto una responsabilità tecnica: scegliere ciò che consente di ottenere il miglior risultato possibile, sia a livello visivo che funzionale.
Proprio su questo piano nasce una delle diatribe più ricorrenti nel settore: truccare prima il viso e poi gli occhi, o prima gli occhi e poi il viso?
Personalmente, sono convinta della validità di quest’ultima scelta.
Truccare prima gli occhi permette maggiore precisione, libertà operativa e rispetto per l’integrità del trucco del viso, soprattutto nei contesti professionali dove la resa visiva deve reggere l’esame dell’alta definizione.
Tuttavia, è frequente imbattersi in colleghi che assumono posizioni rigide, pronti a bollare come “sbagliato” ciò che non rientra nel proprio schema di lavoro. Giudizi tecnici formulati senza margine di confronto, che rischiano di ostacolare la riflessione e l’evoluzione professionale. Eppure, la tecnica autentica non si misura con la ripetizione, ma con la capacità di comprendere perché un gesto funziona, quando e in che condizioni.
In quest’ottica, la scelta di truccare prima gli occhi e successivamente realizzare il trucco del viso non è una regola, ma una strategia.
Una strategia che, nel tempo, ha mostrato vantaggi concreti e verificabili, tanto nella didattica quanto nella pratica professionale. Non si tratta quindi di “fare come si è sempre fatto”, ma di operare scelte consapevoli, che migliorano il risultato e l’efficienza del lavoro.
Vediamo perché.
1. Prevenire la contaminazione del viso.
La motivazione più immediata e condivisa riguarda l’evitare che il viso truccato venga sporcato durante l’applicazione degli ombretti, del mascara o della matita. Anche i professionisti più esperti non sono esenti da cadute di polvere (fallout make-up), sbavature o micro-sfaldamenti di prodotto che, se non gestiti, possono compromettere la pulizia del viso e costringere a interventi correttivi successivi.
Quando si realizza prima il trucco occhi, si può intervenire con più libertà e velocita, rimuovendo, concluso il trucco degli occhi, eventuali eccessi senza rovinare il lavoro della base.
Al contrario, realizzare un trucco del viso impeccabile prima di passare agli occhi significa doverla “proteggere”, limitarne l’esposizione, oppure doverla sistemare e talvolta rifare, in caso di imprevisti.
Un dispendio di tempo e risorse che può essere evitato con una semplice inversione dell’ordine.
2. Applicazione delle ciglia finte: precisione senza compromessi
L’applicazione delle ciglia finte, che siano a rima intera o a ciuffetti, è un’operazione delicata che richiede stabilità e mano ferma. Per garantire precisione, molti truccatori appoggiano il mignolo o parte della mano sul viso della persona truccata. Questo contatto, se effettuato su una base già realizzata, può comprometterne l’uniformità, generando impronte o piccole asportazioni di prodotto.
Anticipare il trucco occhi consente quindi di affrontare anche questa fase tecnica con la necessaria stabilità, senza timore di danneggiare il trucco del viso, evitando ritocchi e garantendo un risultato più pulito e professionale.
3. Maggiore libertà esecutiva
Un ulteriore vantaggio riguarda la libertà operativa. Lavorare sugli occhi prima del trucco del viso permette al truccatore di muoversi senza inibizioni: si può sfumare con decisione, usare pigmenti in polvere libera o glitter, stratificare, correggere, senza l’ansia di sporcare o alterare la base sottostante.
Questa libertà si traduce in un lavoro più fluido e preciso.
Non si tratta solo di una questione pratica, ma anche mentale: lavorare con leggerezza e concentrazione permette di ottenere risultati migliori e di affrontare ogni fase del trucco con il giusto livello e focus di attenzione.
4. Integrità della base: la questione invisibile
Un aspetto più sottile, ma non meno rilevante, riguarda i micro-contatti con le dita che spesso avvengono durante la definizione degli occhi.
Per esempio, quando si tende la palpebra per truccare la rima ciliare interna o si distende l’angolo esterno per una sfumatura precisa, il semplice tocco dei polpastrelli su un viso già truccato può causare piccole abrasioni, asportazioni o disomogeneità.
A occhio nudo potrebbero sembrare irrilevanti, ma sotto luci intense, ottiche ravvicinate o flash fotografici, questi micro-danni diventano visibili come zone con discromie o una visibile alterazione di omogeneità del trucco del viso.
A questo punto, alcuni truccatori potrebbero obiettare che, per proteggere il trucco del viso durante i gesti tecnici, è possibile utilizzare il classico piumino.
È vero: il piumino riduce la pressione diretta della mano sul viso. Tuttavia, anche con questo accorgimento, la pressione esercitata può creare discontinuità cromatica sulla superficie truccata. L’effetto è meno evidente, ma comunque percettibile nel risultato visivo finale, soprattutto se il make-up deve essere fotografato o ripreso in alta definizione.
Proprio qui si inserisce un tema fondamentale: oggi lavoriamo in HD, un formato che impone al truccatore un rigore tecnico molto elevato. L’alta definizione è impietosa, non perdona errori, disomogeneità, e nemmeno i segni invisibili lasciati da una pressione mal distribuita.
Un professionista consapevole di questo contesto operativo non può ignorare il peso della precisione.
La tecnica non è un accessorio del talento, ma il suo completamento.
Dalla pratica alla formazione: trasmettere metodo, non abitudini
Nel lavoro formativo, questa consapevolezza tecnica deve tradursi in metodo, non in abitudine. Insegnare a truccare prima gli occhi non significa imporre una sequenza, ma accompagnare l’allievo nella comprensione delle conseguenze operative di ogni scelta.
Solo quando si è in grado di argomentare un gesto, si è davvero pronti a trasmetterlo.
Nelle scuole, nei percorsi di specializzazione o nella formazione continua, la priorità non è far replicare procedure, ma educare all’analisi e alla visione d’insieme: un professionista non può limitarsi a “seguire il flusso”, deve sapere perché lo segue e quando è il caso di cambiarlo.
Truccare prima gli occhi, quindi, non è solo una questione tecnica: è un gesto che, se compreso, diventa parte di un approccio più ampio e responsabile. Un approccio che non si limita all’esecuzione, ma restituisce senso e consapevolezza a ogni fase del lavoro. Perché truccare non è ripetere gesti, ma scegliere con precisione il momento, il metodo e l’intenzione.
Nella didattica professionale, l’obiettivo non è far replicare una sequenza, ma sviluppare la capacità critica, l’attenzione ai dettagli, la gestione del tempo e la sensibilità alla resa visiva.
Truccare prima gli occhi, in questa prospettiva, non è solo una strategia tecnica: è un allenamento all’accuratezza, un esercizio di responsabilità visiva e funzionale.


