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GLOSSARIO DISFUNZIONALE. Tecnica applicativa o stile? Un errore che continua a confondere il make-up.

  • Immagine del redattore: carlabelloni
    carlabelloni
  • 13 dic 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Nel linguaggio del make-up si sente spesso parlare di “nuove tecniche applicative”. È un’espressione seducente, perfetta per il marketing, ma quasi sempre impropria: ciò che viene presentato come tecnica, infatti, è spesso uno stile, cioè un’estetica, una tendenza, una scelta visiva.

La tecnica, invece, è un sistema strutturale che non cambia con le mode.


Le tecniche applicative reali nel make-up beauty professionale

Nel make-up beauty professionale le tecniche applicative autentiche, quelle che definiscono lo scheletro del lavoro, sono poche e sono le stesse della tradizione pittorica:

  • Chiaro-scuro

  • Sfumato

  • Velatura

  • Grafismo

Non esiste altro.

Da non confondere con:

  • Metodi applicativi, che comprendono la stratificazione, la modulazione dell’intensità, il controllo di dove applicare un cosmetico e in quale quantità. Questi ed altri sono metodi applicativi che supportano la tecnica ma non la definiscono.

  • Metodi operativi, che comprendono la scelta consapevole dei pennelli e con quale pressione e movimento controllato utilizzarli, gli strumenti ausiliari più adeguati, la definizione della sequenza di applicazione dei cosmetici, la selezione della densità cosmetica in funzione del risultato atteso, ecc. Questi sono metodi operativi che supportano la tecnica ma non la definiscono.


Tutto il resto è stile, variazione estetica, preferenza visiva.


Chiaro-scuro: il principio che costruisce volumi e intenzioni

Il chiaro-scuro è ciò che permette di dare tridimensionalità e volumi al viso, agli occhi e alle labbra.

Non è solo un metodo: è un principio.

Si declina in 3 approcci, tutti e tre presenti nel beauty professionale:


1. Approccio caratterizzante

Caratterizzare significa utilizzare il chiaroscurale per orientare la lettura visiva del volto, dando forma a un’espressività specifica o a una connotazione emotiva senza uscire dall’ambito beauty.

Anche nel beauty è possibile creare una caratterizzazione: modulando luci e ombre in alcune zone del viso si può suggerire un’identità, un carattere, o enfatizzare determinate qualità, conferendo al volto un senso di personalità più definita.


2. Approccio armonizzante

È l’opposto complementare: utilizzare chiaro-scuro e sfumature per creare l’illusione di un volto più proporzionato o per accompagnare le caratteristiche individuali verso una lettura più bilanciata.

  • Un’ombra leggera può ridurre una sporgenza percepita.

  • Un punto luce può ampliare una zona troppo stretta.

  • Le transizioni di colore fra lo scuro ed il chiaro possono far rientrare l’immagine in criteri proporzionali (come quelli aurei) oppure semplicemente esaltare la specificità individuale senza alterarla.

Armonizzare non significa standardizzare, significa guidare l’occhio verso un equilibrio.


3. Approccio orientato allo stile

Oltre a caratterizzare o armonizzare, il chiaro-scuro può essere utilizzato per seguire uno stile estetico specifico.

In questo caso, la tecnica non interviene sul carattere o sulla proporzione naturale del volto, ma serve a sostenere l’identità visiva scelta.

In questo approccio, la tecnica diventa strumento per rendere lo stile concreto e coerente, mostrando come le stesse basi del make-up professionale possano adattarsi a trend contemporanei o riferimenti storici senza cambiare le regole fondamentali della costruzione del make-up.


Sfumato e velatura: la qualità delle transizioni

  • Lo sfumato regola la transizione tra un tono e l’altro, la morbidezza dei passaggi, la continuità visiva. Per essere precisi e chiari, lo sfumato non va confuso con la gradualità del colore. Lo sfumato è una tecnica: riguarda il gesto esecutivo e il modo in cui si costruisce la transizione tra i toni. La gradualità del colore, invece, non è una tecnica, ma l’effetto visivo risultante, percepito come passaggio progressivo e armonico tra un colore e l’altro. Dunque lo sfumato è una tecnica. La gradualità del colore è il risultato visivo che quella tecnica produce. Per maggiore chiarezza, il termine sfumato nel make-up deve riferirsi esclusivamente alla tecnica esecutiva. Non è sinonimo di trasparenza né indica un livello di intensità del colore, ma descrive il modo in cui viene costruita la transizione tra i toni.

  • La velatura modula il colore in trasparenza, come un velo sottile che altera la base senza coprirla.


Grafismo

Il grafismo regola l’uso intenzionale del segno: linee, tratti e motivi che costruiscono forma,  direzione visiva e struttura aree del volto. Agisce attraverso il controllo del gesto, la precisione del tratto e la relazione tra segno e superficie, definendo contorni, strutture o interventi decorativi.

Nel make-up il grafismo opera tramite strumenti come matita, pennello o pennarello e richiede una scelta consapevole di spessore, continuità, pressione e andamento del segno in funzione dell’obiettivo visivo.


Tutte queste quattro sono tecniche.

Esistono da sempre.

Il fatto che oggi vengano vendute come “nuove” rivela più le strategie commerciali che l’evoluzione reale del mestiere.


Nel make-up creativo le tecniche si ampliano

Quando si entra nel territorio del trucco creativo o fantasy, si aggiungono tecniche materiche, tecniche miste e sperimentali prese dalle arti visive come tratteggio, puntinismo, impasto materico, dripping, pouring spontaneo, splashing, stratificazioni non cosmetiche. ecc..

Ma questa è un’altra dimensione, non va confusa con il beauty.


Perché distinguere tecnica e stile?

Perché chiamare “tecnica” ciò che è solo “stile” produce un effetto distorsivo:

  • confonde gli studenti

  • sminuisce il valore della formazione

  • trasforma il make-up in intrattenimento invece che in competenza

  • fa credere che esista innovazione dove c’è solo tendenza

La tecnica costruisce.

Lo stile interpreta.

Confonderli equivale a perdere profondità, rigore e consapevolezza del mestiere.


Perché la distinzione è importante

  1. Per chiarezza formativa.

    Gli studenti devono sapere cosa è tecnica, cosa è metodo e cosa è tendenza. Se il settore continua a chiamare “tecnica” ciò che è solo uno stile del momento, rimarrà sempre in superficie.

  2. Per rigore professionale.

    Un make-up artist competente riconosce che la propria disciplina è costruita su tecniche applicative che non cambiano. Tutto il resto è variazione estetica.

  3. Per rispetto.

    Chiaroscuro, sfumato, velatura e grafismo non sono “nomi poetici”: sono procedure codificate da secoli. Farle passare per trend del 2025 è culturalmente scorretto.

  4. Mistifica il metodo

    Una tecnica è un processo. Se cambiano solo i colori, i finish, le zone applicative sul viso, quello è uno stile, non una tecnica.

  5. Indebolisce la formazione

    Gli studenti vengono convinti che ogni trend sia una “novità tecnica”, quando in realtà è solo una variazione sul tema metodologico applicativo. Questo crea un mercato della formazione basato sull’effimero, non sulla competenza.

  6. Trasforma il trucco in inseguimento di tendenze

    Un buon docente dovrebbe insegnare che l'apprendimento tecnico è una disciplina con radici storiche e principi codificati.


Considerazione personali.

C’è un dettaglio che non può passare inosservato: spesso, gli stessi truccatori che definiscono ogni stile applicativo come “tecnica” sono gli stessi che sfumano roteando il pennello come un frullino.

Un nesso, evidentemente, esiste.

Chi non conosce davvero la distinzione fra tecnica, metodo e stile non possiede la conoscenza e quando manca, tutto diventa casuale: i pennelli si muovono senza intenzione, le sfumature non hanno direzione, i volumi non hanno una logica.

E' in questa mancanza di struttura che qualsiasi moda sembra trasformarsi, per errore, in una “nuova tecnica”.

La verità è semplice: chi applica a caso, interpreta a caso.

Chi conosce la tecnica, interpreta con intenzione.

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