GLOSSARIO DISFUNZIONALE. Pelle Blindata.
- carlabelloni

- 6 ore fa
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Pelle Blindata.
È una di quelle espressioni che, appena entrano nel programma di un corso, sembrano raccontare immediatamente qualcosa di nuovo.
Un nuovo metodo.
Una nuova evoluzione.
Un nuovo livello di competenza che il truccatore dovrebbe acquisire per stare al passo con il mercato.
Ed è proprio questo che trovo svilente.
Non perché una base resistente non esista.
Esiste eccome.
Non perché la durata del make-up non richieda competenza.
La richiede.
Ma perché trasformare una corretta conoscenza del cosmetico e della sua applicazione in una nuova nomenclatura da vendere come competenza specialistica finisce per impoverire la professione, invece di elevarla.
È un meccanismo che incontro sempre più spesso nella formazione: si prende un principio conosciuto, lo si organizza in una procedura, gli si attribuisce un nome e quel nome diventa improvvisamente qualcosa che bisogna imparare.
A me questo meccanismo convince poco.
Anzi, quando una nuova nomenclatura viene utilizzata per mascherare la semplicità del principio che dovrebbe spiegare, ho sempre pensato che dietro possano esserci soltanto due possibilità:
incompetenza o approfittamento.
Cosa c'é davvero dietro la "pelle blindata"?
La necessità di ottenere un make-up resistente non è una scoperta recente.
Il make-up professionale ha sempre dovuto confrontarsi con sudore, sebo, umidità, calore, acqua, lacrimazione, attrito e trasferimento.
La cosmetologia ha sviluppato da tempo formulazioni specificamente progettate per migliorare la durata e la resistenza dei prodotti.
Esistono cosmetici che sfruttano polimeri e sostanze filmogene, capaci di contribuire alla formazione di un film sulla superficie e di migliorarne caratteristiche come adesione, resistenza all'acqua e trasferimento.
Esistono formulazioni con componenti volatili che evaporano dopo l'applicazione e contribuiscono alla formazione del film residuo.
Esistono prodotti long lasting, waterproof e transfer resistant.
Quindi il principio è conosciuto.
Quello che cambia è il modo nel quale viene confezionato e raccontato.
Ed è qui che, secondo me, bisogna cominciare a distinguere la conoscenza dalla nomenclatura.
Una base resistente non é una nuova tecnica.
La resistenza è una prestazione del make-up.
Non una tecnica.
Per ottenere quella prestazione entrano in gioco la superficie cutanea, la preparazione, la formulazione dei cosmetici, la compatibilità tra i prodotti, la quantità utilizzata, le modalità di applicazione, i tempi di asciugatura e le condizioni ambientali.
Questi elementi possono essere organizzati in un metodo.
Possono essere insegnati attraverso un protocollo.
Possono perfino ricevere un nome commerciale.
Ma questo non li trasforma in una nuova tecnica del make-up.
Come ho già approfondito nell'articolo dedicato alle tecniche del make-up, rimando a quella distinzione.
La tecnica appartiene a un livello preciso della disciplina.
Il metodo applicativo e il metodo operativo appartengono a un altro.
Confondere questi piani non rende la formazione più moderna.
La rende semplicemente meno precisa.
Il cosmetico non ha bisogno di un nuovo nome.
La parte che trovo più paradossale è che, per spiegare davvero perché una base può diventare più resistente, sarebbe necessario entrare nella parte più interessante della materia.
Quella che spesso manca proprio quando il titolo del corso è più accattivante.
Bisognerebbe parlare di:
densità e composizione cosmetica, filmogeni, adesione, evaporazione, solventi, polimeri, compatibilità tra strati, quantità applicate, tempi di asciugatura, fissativi, proprietà dei pigmenti e comportamento della superficie cutanea.
Queste sono informazioni che permettono al truccatore di comprendere il comportamento del cosmetico.
Gli permettono di scegliere.
Di sostituire un prodotto.
Di adattare il protocollo.
Di capire perché una combinazione funziona su una pelle e non su un'altra.
Di intervenire quando qualcosa non funziona.
Questa è competenza.
Una sequenza di prodotti, invece, può essere semplicemente memorizzata.
E memorizzare una procedura non significa comprenderla.
E la pelle?
Prima ancora del cosmetico esiste la superficie sulla quale quel cosmetico dovrà lavorare.
La pelle.
Non esiste una formulazione universalmente adatta a qualsiasi superficie cutanea e non esiste un protocollo capace di rendere qualsiasi pelle compatibile con qualsiasi prodotto.
La condizione superficiale della pelle, la presenza di sebo, il grado di idratazione, la desquamazione e la qualità della preparazione possono influenzare il comportamento del make-up.
Per questo la preparazione cutanea non è un passaggio accessorio.
È parte della costruzione.
Anche questo dovrebbe essere insegnato prima di promettere una “blindatura”.
Perché se la superficie non è adeguatamente preparata, aggiungere prodotti può non risolvere il problema.
Può semplicemente aggiungere altri prodotti al problema.
Quando la formazione diventa marketing.
È qui che la questione diventa, per me, più seria.
Quando leggo in un programma formativo:
PELLE BLINDATA
la domanda che mi pongo non è se il metodo possa produrre una base resistente.
La domanda è:
che cosa sto pagando per imparare?
Se il corso mi insegna realmente la formulazione dei prodotti, la funzione dei filmogeni, la compatibilità tra cosmetici, la preparazione della pelle, le quantità, i tempi e le variabili che determinano la performance, allora c'è un contenuto da studiare.
Ma se mi insegna semplicemente:
applica questo, poi questo, poi questo, poi fissa così e tutto questo viene presentato come un nuovo metodo professionale, allora il nome rischia di diventare più importante del contenuto.
Ed è esattamente qui che trovo queste nomenclature svilenti e fuorvianti.
Svilenti perché fanno apparire il truccatore come qualcuno che deve continuamente imparare nuovi “metodi” per poter fare bene il proprio lavoro.
Fuorvianti perché fanno sembrare innovativo ciò che spesso è riconducibile alla corretta conoscenza dei prodotti e dei loro meccanismi.
La domanda che farei io, da truccatore a truccatore.
Non chiederei:
“La Pelle Blindata funziona?”
La domanda conoscitiva sarebbe:
“Quali sono i meccanismi cosmetici e applicativi che rendono una base più resistente, e cosa aggiunge realmente questo protocollo rispetto a una corretta costruzione di un make-up long lasting?”
Questa è una domanda molto più difficile da vendere in un corso.
Perché costringe a spiegare il principio, non soltanto la procedura.
Quando si spiega il principio bisogna parlare esaustivamente di contenuti conoscitivi legati al cosmetico e alla pelle.
Non basta dire “Pelle Blindata”.
Bisogna spiegare perché quella pelle dovrebbe diventare più resistente.
Ed è proprio questa spiegazione che trasforma un protocollo in formazione.
Non ho bisogno di un nuovo metodo.
Ho bisogno di sapere cosa sto facendo.
Questa, per me, è la differenza.
Se conosco la cosmetologia posso comprendere una nuova formulazione.
Se conosco la pelle posso adattare la preparazione.
Se conosco i prodotti posso valutarne la compatibilità.
Se conosco i metodi applicativi posso modificarli.
Se conosco le tecniche posso scegliere quella necessaria al risultato.
Non ho quindi bisogno di imparare ogni nuova nomenclatura che compare sul mercato.
Ho bisogno di possedere una preparazione abbastanza solida da poterla analizzare.
Perché una professione cresce quando aumenta la conoscenza.
Non quando aumenta il numero dei nomi che le attribuiamo.
Forse dovremmo smettere di vendere al truccatore la sensazione di essere sempre un passo indietro rispetto all'ultima novità.
Una nuova parola non è una nuova competenza.
Quando per vendere un corso abbiamo bisogno di far sembrare nuova una conoscenza che dovrebbe già appartenere alla formazione base del truccatore, il problema non è più il make-up è l'offerta formativa.


